
Mercoledì 14 ottobre la View Conference ha aperto la giornata con una conferenza tenuta da Jerome Kean, supervisore della realizzazione degli effetti speciali per “Spider-man: Brand new day”.

La conferenza ha rivelato diverse sorprese, tra queste il fatto che, dopo una settimana passata affare fotografie e ripresa della città di New York, tutta la troupe si è spostata in Inghilterra per girare il film. Questo è stato deciso ragione puramente economiche, visto che lavorare in Inghilterra costa di meno, girando tutto in una città piena di di palazzi in mattoni è vecchia fabbrica che offriva loro la possibilità di farla sembrare New York.
Jerome Kean ha parlato di come siano loro che si occupano degli effetti speciali che decidono come saranno le scene d’azione, che nel copione possono essere riassunte in una sola espressione. Ha mostrato una serie di scarabocchi che il suo taciturno collega faceva per descrivere le idee, dei disegni che spesso lui faticava a interpretare e doveva usare pupazzi snodabili per capire come realizzare la scena. Costruendo anche modelli in cartone dalla scenografia per simulare le azioni.

Oltre all’Uomo Ragno, nel film si è occupato dall’incredibile Hulk. Scoprendo che ogni altro supervisore agli effetti speciali ha realizzato il personaggio secondo le sue scelte personali e non ci sono indicazioni precise su di lui. Su quanto sia alto, quanto siano grandi le sue mani o il torace, come siano le sue unghie dei piedi ho anche solo su un tono verde definitivo per la pelle.

Ha raccontato quanto sia stato assurda la produzione del film e come siano finiti per realizzare due terzi degli effetti speciali negli ultimi due mesi di lavoro, facendo turni estenuanti.
L’ultima fotografia mostrata era quella del parcheggio dello studio Marvel che lui aveva scattato dopo aver concluso e il suo lavoro nel film ad un orario imprecisato. Nel parcheggio c’erano soltanto la sua auto e un’altra abbandonato lì da mesi.
L’entusiasmo del pubblico era comunque visibile e gli sono state fatte domande di ogni tipo e tanti complimenti.

Altra conferenza dalla mattina è stata quella di Tylee Dillihay, regista del film d’animazione Sony “GOAT”. Una bella conferenza in cui il regista ha raccontato come siano arrivati a proporre la storia. Nata non solo dal suo amore per il basket, ma anche per quello per la serie animata giapponese “Slam Dunk”. Che da ragazzo l’ho colpì talmente tanto da influenzare la sua vita e portarlo a voler fare un film, in cui dava qualcosa in cambio per tutto ciò che ha ricevuto.
Sentendolo parlare si capisce che la storia ha subito molte variazioni durante la realizzazione e alcuni personaggi hanno avuto meno tempo di quanto sperava, tra questi la madre del protagonista. Ma nonostante il minore tempo sullo schermo, è felice di essere riuscito a renderla comunque un personaggio fondamentale per la storia.
Per creare il mondo in cui si svolge il film si sono rifatti a tutta la mitologia che gira intorno al basket: il culto dei tifosi per i giocatori, l’importanza del merchandising, il culto delle scarpe da gioco e la magia delle figurine collezionabili. Replicando sullo schermo l’effetto arcobaleno delle figurine plastificate da collezione per le scene d’azione più epiche. Hanno avuto anche una persona incaricata di replicare i loghi dalle squadre di basket e dei prodotti sportivi, cambiandoli per adattarli alle squadre del film.

Racconta che mentre stavano sviluppando il film hanno chiamato un campione di Basket professionista come consulente, per sviluppare le scene di gioco in campo. Una consulenza che è valsa fino all’ultimo centesimo, perché usando un campo da gioco disegnato su un tavolo e dai pupazzetti dei personaggi, l’atleta ha spiegato loro come realizzare i passaggi e le scene dell’intero film, facendo in poche ore un lavoro che avrebbe loro richiesto mesi.

Nel film volevano che si capisca quanto lo sport del Rogiball fosse talmente estremo da essere destinato solo ad animali di grossa taglia o di grande velocità, così da far sembrare ancora più forte il distacco tra loro e il piccolo capretto protagonista. Volevano che si capisse che fosse uno sport giocato a livello mondiale da animali di continenti diversi, cosa che hanno fatto con i diversi ecosistemi degli stadi.

Avrebbero voluto far indossare ai personaggi molti vestiti, per riprendere l’importanza della moda che caratterizza i giocatori di basket reali, ma questo sarebbe costato troppo. Così hanno cercato dei vestiti che esprimessero la loro personalità al meglio. Come ultima curiosità viene detto che la palla da basket forata che si vede nel film esiste davvero. Sviluppata da uno dei maggiori produttori per il gioco reale, ma usata poco a causa del prezzo assurdo. Anche se esiste una versione tarocca venduta per poco.
È seguita la conferenza sugli effetti speciali realizzati da Ed Douglas per il film horror indi “Backrooms”. Un fenomeno iniziato come serie YouTube, che ha portato alla realizzazione di un film realizzato con un budget limitato, ma che ha avuto un successo enorme grazie ha la sua storia originale, claustrofobica e terrificante.

La storia è stata ispirata da una fotografia postata su internet più di un decennio fa. Una foto in bassa risoluzione di una stanza spoglia, che si apriva su altre stanze, senza finestre e con una sgradevole carta da parati gialla su tutte le pareti. La foto iniziò a circolare su reddit ed altri social, dove la sua inquietante energia stimolava gli utenti a inventare storie spaventose su quel posto. Uno di questi immaginava il luogo come uno spazio in cui la gente rischiava di finire per sbaglio, rimanendone intrappolata per sempre.
La storia piacque così tanto da scatenare la fantasia di un ragazzino di 14 anni, che nel 2019 realizzò un cortometraggio utilizzando Blender. In questo si sentiva la voce di qualcuno che vagava nel inquietante labirinto di stanze Gialle cercando la via di uscita e iniziando a chiedere aiuto. Quel ragazzo era Kane Parsons, il video divenne virale su YouTube e fece iniziare tutto.
A questo punto il direttore degli effetti speciali comincia a raccontare la sua personale storia con il giovane regista. Nel 2018 aveva affittato dei macchinari cinematografici in uno strano negozi isolato di Burbank. Al momento di riconsegnarli lo trovò chiuso e quando telefonò gli rispose la voce di un ragazzino che avrebbe dovuto essere dentro al negozio. Dovette riconsegnare i macchinari ad una signora, dall’aria scocciata, in una casa vicino al negozio. Scoprì in seguito che quel ragazzo aveva messo insieme un gruppo che realizzava film per divertimento, ma con la serietà di chi vuole fare un lavoro ben fatto.

Appena venne a conoscenza dalla trama della serie che voleva realizzare per YouTube decise di aiutarlo, seguendolo anche la produzione del film. Una produzione che descrive come un’esperienza unica, realizzata da un gruppo di amici che amavano il cinema e volevano girare un film insieme. Il budget complessivo del film è stato di 10 milioni di dollari, che è servito a costruire il set che loro hanno aumentato in computer grafica, realizzando ambienti in cui gli oggetti si fondevano nelle pareti, scene in cui si vedono decine di stanze sovrapposte, trasformando la ripresa fatta in esterno in modo da far sembrare che le case fosse all’interno delle stanze e aggiungendo alcune espressioni facciali alle maschere delle versioni deformate dei protagonisti.

Questi effetti speciali sono stati fatti dal suo studio A24 praticamente gratis, per amore del progetto, realizzandoli lavorando insieme al regista, cosa che non gli era mai successo. È molto fiero dal risultato ottenuto è di come un film con un budget di 10 milioni di dollari si è diventato un fenomeno mondiale e guadagnandone più di 400. Questo avendo un regista che il giorno stesso dalla prima del film ha festeggiato il suo ventesimo compleanno.

Nel primo pomeriggio c’è stata la conferenza tenuta da Noelle Tryaureau, direttore artistico del film d’animazione “Swapped”. Realizzato dallo studio Skydance e uscito a maggio su Netflix.
Ha parlato dalla cura con cui hanno realizzato quel mondo in cui esistono degli animali fantastici, alcuni simili a quelli della terra, altri con elementi vegetali.
Il film inizia mostrando come questi animali, divisi in quattro specie, siano talmente diversa da essere completamente incapaci di mettersi nei panni delle altre specie. Finché i due protagonisti finiscono inspiegabilmente trasformarsi l’uno nell’altro, diventando lei una sorta di topo, lui un uccello.

Noelle ha raccontato quanto lo studio si sia impegnato nel cercare di mostrare I differenti modi in cui le specie animali vedono le cose. Come per i piccoli mammiferi tutto sia enorme mentre per i volatili tutto sia visto dall’alto velocemente e per gli enormi animali-alberi tutto sia piccolo, mentre per gli insetti tutto sia lento. Hanno anche cercato di mostrare come gli occhi di ogni specie facciano vedere loro il mondo in modo diverso, cambiando il tono dei colori e la quantità di particolari percepiti. In modo da far capire che ogni cambio di corpo per i personaggi significava la scoperta di un mondo nuovo e meraviglioso. In tutto ciò c’è stata la mano di John Lassater, che ha lavorato molto per conferire al film un fascino e una direzione precisa e ha insistito perché loro gli portassero fotografie e disegni preparatori in scala, ovvero basati sulle differenti dimensioni dei personaggi.

Alla fine della conferenza Noelle è stata impegnata nel firmare dei poster del film per i fan e autografare l’art book.
L’ultima conferenza della giornata è stata fatta da Alessandro Ongaro, supervisore dagli effetti speciali di “Resident Evil 2026”. ha raccontato che in questo film ci sono state molte sfide, tra queste, quella di realizzare delle nevicate credibili in CG. Che assicura essere molto più difficile di quanto sembri.

Nella realizzazione del film hanno potuto contare sui pupazzi realizzati dallo Studio Legacy e mossi da marionettisti esperti. Questi pupazzi sono stati utilizzati nel film o sono servirti come base per la realizzazione delle creature in computer grafica. Le immagini mostrate testimoniano l’impegno nel dare a ogni creatura un modo di muoversi che potesse essere realistico anche quando queste sono le creature chiamate The Pedestrian. Esseri umani infettati dal virus che sono in grado diffondersi con i cadaveri, così da formare dei grumi di corpi grotteschi che si muovono su gambe e braccia o rotolando.

Ognuno di questi è stato studiato in modo che i loro movimenti potessero essere spaventosi e non apparire ridicoli. Per cercare questi movimenti avevano iniziato scritturando artisti circensi capaci di fare acrobazie insieme, ma i movimenti erano troppo coordinati e non davano l’impressione di una creatura mostruosa. Hanno questi assunto un attore specializzato nel fare camminate strane, grazie a lui riuscirono ad avvicinarsi a quello che volevano.

È stato anche importante mostrare che i cadaveri fusi insieme appartenevano ai personaggi che è il protagonista incontra durante il suo viaggio, lasciando vestiti caratteristici e altri particolari.
Per chiudere ha raccontato che il finale del film era inizialmente diverso e la sua versione definitiva è stata decisa quasi all’ultimo momento, arrivando al finale epico e catastrofico del film. Ma anche il carattere del protagonista è cambiato durante il film, passando dalla prima idea che dovesse essere un personaggio negativo a decidere di farne una specie di eroe coinvolto in una situazione disperata.
Il pubblico in sala si è dimostrato molto colpito dalla forza delle scene, facendo molte domande su come siano state girate, su come abbiano integrato i pupazzi alla CG e come avessero girato la scena nell’ascensore.

Alla fine della conferenza intorno a Alessandro Ongaro, si è raccolta la folla di studenti ansiosi di chiedere informazioni che, durante quest’edizione, è diventata una caratteristica molto più presente rispetto agli anni passati. Ragazzi e ragazze che volevano chiedere come può un italiano riuscire a farsi assumere in uno studio americano e se valga la pena provarci. Domanda a cui il nostro ha risposto con sincerità e mostrando tutta l’esperienza accumulata negli anni di lavoro.
Questa è stata la View Conference di mercoledì 14 ottobre. In realtà ci sono state anche altre conferenze, ma gli argomenti trattati sono stati talmente importanti da meritare degli articoli a se. Che verranno pubblicati in futuro, sempre su afNews.
L'articolo View Conference 2026. Gli incontri di mercoledì 14 ottobre. proviene da afNews.info di Gianfranco Goria.
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