RAM film festival 2026: una mostra e un film per celebrare il genio irriverente di Valentino Braitenberg

Il “filosofo della natura” che insegnò alle macchine a “provare” emozioni: lo scorso 25 giugno la città di Rovereto ha celebrato il genio e l’ironia di Valentino Braitenberg (1926-2011) con un simposio e una mostra, a cento anni dalla nascita.

Non il classico scienziato chiuso nel suo laboratorio, ma una delle menti più straordinarie e anticonformiste del Novecento, capace di entrare in una stanza e renderla immediatamente più interessante, Braitenberg fu tra i primi a gettare un ponte tra intelligenza biologica e artificiale.

Lo stretto legame di Braitenberg con il territorio proietta l’eredità dello scienziato direttamente nel futuro della ricerca trentina. Proprio in occasione del centenario, l’Università di Trento ha intitolato a Valentino Braitenberg di alcuni nuovi spazi di ricerca alla Manifattura di Rovereto. La cerimonia si è tenuta il 1 ottobre, e gli edifici 10 e 14 sono stati denominati ufficialmente Braitenberg Brain Research Hub. Il polo, che ospita le attività del Dipartimento nell’ambito della psicologia, delle scienze cognitive e delle neuroscienze, si configurerà sempre più come uno spazio d’eccellenza internazionale e interdisciplinare dedicato allo studio del cervello, della mente e delle tecnologie innovative per la salute.

Fino al 18 ottobre, il Museo di Scienze e Archeologia di Palazzo Parolari a Rovereto aprirà le porte alla mostra “Valentino Braitenberg. Dalla cibernetica alle neuroscienze“, un percorso espositivo ideato per non essere solo guardato, ma vissuto in prima persona. Per celebrare il centenario della nascita di questo scienziato visionario, il pubblico sarà accompagnato in un viaggio diviso in due grandi anime: una prima sala dedicata alla sua vita, per scoprire la dirompente genialità dell’uomo, e una seconda “sala delle esperienze”, per toccare con mano e sperimentare le sue teorie più celebri.

L’uomo, il genio e le sue radici
La prima area della mostra è un omaggio intimo e affascinante alla vita di Braitenberg, pensata per rivelare il volto di uno studioso che incarnava una rara capacità di unire ricerca d’avanguardia e profonda attenzione alla società.

La carriera scientifica e accademica di Valentino Braitenberg è stata un percorso di respiro internazionale, caratterizzato da un approccio profondamente interdisciplinare. Dopo aver completato gli studi in medicina,  neurologia e psichiatria a Innsbruck e Roma (1945-1954), ha iniziato la sua attività di ricerca alla Yale School of Medicine negli Stati Uniti, dove si è avvicinato per la prima volta ai pionieri della cibernetica. Rientrato in Italia, nel 1958 ha diretto uno dei primi gruppi di biocibernetica all’Università di Napoli, insegnandovi per dieci anni. Nel 1968 si è trasferito in Germania per co-ondare e co-dirigere l’Istituto Max-Planck per la Cibernetica Biologica a Tübingen, fino al pensionamento nel 1994. Infine, nel 1998, l’allora rettore Massimo Egidi lo ha chiamato in Trentino per assumere la guida del neonato Laboratorio di Scienze Cognitive dell’Università di Trento, con sede a Rovereto, precursore dell’attuale Dipartimento.

Il pubblico potrà scoprire in mostra le tappe, geografiche e intellettuali, della sua carriera. Ad arricchire il percorso biografico ci sarà l’esposizione di oggetti personali, testimoni delle sue passioni e del suo carattere, come il microscopio storico utilizzato nel suo studio al Max-Planck-Institut in Germania, o il celebre violino personale, fatto costruire dal maestro liutaio Umberto Lanaro utilizzando un’asse di legno secolare staccata dalla sua stanza, convinto che risalisse all’epoca e alla qualità acustica del legno usato da Stradivari, oltre a premi e scritti originali, le sue amate tabacchiere e la commossa lettera manoscritta inviata nel 2002 all’allora sindaco di Rovereto per ringraziare della cittadinanza onoraria ricevuta.

I temi scientifici e la Sala delle Esperienze
Nel suo ufficio a Tübingen, al Max-Planck-Institut, Braitenberg concepì i celebri “veicoli pensanti”, consacrati nel 1984 in un libro che dedicò, in italiano, “Alle mie creature”. Si tratta di macchinine elementari, dotate solo di sensori e motori, ma in grado di reagire a stimoli esterni. Il paradosso affascinante, che chi visita la mostra potrà sperimentare di persona in speciali postazioni interattive, è che queste macchine generano comportamenti che noi umani non possiamo fare a meno di interpretare come vere e proprie emozioni: amore, aggressività, paura e simpatia. Una provocazione filosofica sottile e potente che oggi, nell’era dell’Intelligenza Artificiale, risuona più attuale che mai. Braitenberg, d’altronde, l’aveva previsto con largo anticipo: “Scommetto che entro vent’anni riusciremo a costruire calcolatori in grado di parlare, di capire la nostra voce e di rispondere a tono. Ci arriveremo”.

La seconda sala espositiva è progettata proprio per mettere alla prova il pubblico in questa dimensione, invitandolo  a comprendere come da meccanismi estremamente semplici possa emergere l’intelligenza, e trasformandolo in “ricercatore” attraverso l’interazione con postazioni dedicate ai “veicoli pensanti”.

La guida dei veicoli fisici: ispirandosi ai celebri “veicoli pensanti” teorizzati nel 1984, chi visita la mostra potrà controllare macchine elementari dotate solo di sensori e motori, scegliendo percorsi luminosi su una speciale console. Osservando i veicoli, il pubblico sperimenterà in prima persona il paradosso di Braitenberg: l’irresistibile tendenza umana ad attribuire emozioni (come amore, aggressività, paura e simpatia) ai semplici movimenti di una macchina.

La sfida con l’intelligenza artificiale: in una seconda postazione, le persone in visita potranno guidare un veicolo virtuale tramite un controller. Una volta completato il percorso, un sistema di intelligenza artificiale analizzerà ritmo, cambi di direzione e distanza dagli ostacoli, restituendo agli umani alla guida la sua interpretazione emotiva di quel comportamento.

Il messaggio dell’arte nelle farfalle: un settore della mostra esplorerà poi il legame tra estetica naturale e biologia, con una preziosa selezione di Lepidotteri curata in passato dallo stesso Braitenberg. Il pubblico scoprirà come i magnifici colori e le forme sulle ali delle farfalle, simili ad arte figurativa e astratta, siano in realtà inconsapevoli e vitali “messaggi di sopravvivenza” rivolti ai predatori.

Domenica 11 ottobre, a suggello della giornata conclusiva del RAM film festival al Teatro Zandonai di Rovereto, è stato presentato fuori concorso il bel documentario “In viaggio nel cervello. Valentino Braitenberg e la nascita della biocibernetica”, prodotto da NICS MEDIA Bolzano e introdotto per l’occasione dal regista Stefan Nicolini alla presenza di Zeno Braitenberg, uno dei figli dello scienziato.

Valentino Braitenberg voleva capire come funziona il cervello umano, e come vengono elaborate le informazioni al suo interno.

Nei suoi libri descrisse il funzionamento dei neuroni nel cervello umano e paragonandoli a un computer. Questo film sintetizza il suo percorso scientifico e biografico, con familiari, compagni di viaggio ed ex studenti a dipingere un ritratto sfaccettato e toccante di questo personaggio poliedrico, che ancora oggi affascina il mondo scientifico per l’attualità e la potenza profetica delle sue idee.

L'articolo RAM film festival 2026: una mostra e un film per celebrare il genio irriverente di Valentino Braitenberg proviene da afNews.info di Gianfranco Goria.


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