Giornalista è chi il Giornalista fa

“Giornalista è chi il Giornalista fa.” Così come fascista è chi il fascista fa, anche se non ha la tessera. Semplice, lineare. Nelle Democrazie.
Eppure se chiedi alla Grande Rete ti risponde:

“L’Italia è uno dei rari casi al mondo in cui l’esercizio della professione giornalistica richiede per legge l’iscrizione a un Ordine professionale (Albo dei giornalisti), istituito con la legge n. 69/1963.
La situazione in Italia e nel mondo
• L’eccezione italiana: In Italia, l’articolo 34 della legge 69/1963 vieta l’uso del titolo e l’esercizio della professione di giornalista a chi non è iscritto all’Albo (distinto in professionisti e pubblicisti). Tuttavia, la giurisprudenza e la natura della libertà di manifestazione del pensiero (art. 21 della Costituzione) permettono a chiunque di scrivere e pubblicare articoli, ma l’esercizio continuativo e retribuito della professione o il ruolo di direttore responsabile richiedono l’iscrizione.
• Paesi europei: Nella maggior parte degli Stati europei e occidentali non esiste un Ordine professionale obbligatorio per i giornalisti. La professione è libera e l’accesso non è subordinato a tessere statali o albi professionali, affidandosi invece a codici deontologici interni alle redazioni o ad associazioni sindacali volontarie.
• Altri Paesi nel mondo: In vari Paesi extraeuropei o in regimi autoritari, pur non essendoci un “ordine” in stile italiano, l’accesso alla professione è rigidamente controllato dallo Stato attraverso licenze governative, tesserini di stampa obbligatori rilasciati dal Ministero della Comunicazione o enti di regime (ad esempio in Cina, Cuba, Turkmenistan o Corea del Nord), dove esercitare senza l’autorizzazione ufficiale equivale a un’attività illegale o a un reato.”

Come mai in Italia le cose stanno così (anche se in base alla Costituzione chiunque può fare il giornalista)?
Manco a dirlo è un retaggio del passato fascista, quando era obbligatorio, ovviamente, essere iscritti per favorire il controllo della dittatura sull’operato dei giornalisti. Chiaramente l’Ordine attuale non ha lo stesso regolamento del precedente, ma spiega come mai ci sia questa anomalia italiana tra le democrazie occidentali.
Allora ogni tanto tocca spiegare agli italiani che cose come il citizen journalism, il non profit journalism, il graphic journalism ecc. non sono violazioni della Costituzione Italiana, anzi, ne sono espressione concreta. Certo, chi vuol fare il Giornalista (e non il giornalista) deve attenersi al codice deontologico (una sorta di codice d’onore). In compenso ci sono fin troppi giornalisti professionisti (hanno la tessera dell’Ordine e ricavano da vivere da questo lavoro) che non si attengono al codice deontologico (mentono, sono portavoce di riccopotenti o politici, si inventano senza scrupoli scoop, sono la vergogna della categoria ecc…) ma son dotati di “tessera dell’Ordine” e capita non venga loro nemmeno ritirata.
Ma i cittadini cosa preferirebbero avere, giornalisti senza tessera ma che si comportano da veri Giornalisti, o giornalisti tesserati che lo violano costantemente il proprio codice? Al di là delle inutili etichette, Giornalista è chi il Giornalista fa. Punto.
Ma in Italia Topolino, Tintin ecc. verrebbero schifati in quanto “non giornalisti” (non potrebbero essere direttore responsabile di un giornale anche fosse il proprio, per dire, e non potrebbero essere assunti stabilmente come giornalisti), pur se ovunque sono considerati Giornalisti a tutti gli effetti per il loro sano operato.

Topolino non aveva la tessera di un Ordine dei Giornalisti, nemmeno Tintin, neppure Guy Lefranc ecc., ma coerentemente col “codice d’onore” del Giornalista (il codice deontologico) essi non raccontavano balle, non erano servi di qualche potere ed erano disposti a rischiare la pelle nella ricerca e nella diffusione della verità. E se avevano un tesserino o era quello del Giornale per cui stavano lavorando in quel momento, o era quello di una libera associazione di giornalisti, magari freelance. O non ne avevano nessuna, ché non è “l’etichetta” che dice chi sei e cosa fai, specie quando si tratta di Libertà di Stampa.

Lucky Luke Stampa – “Illustration originale pour l’article Lucky Luke
« champion de la liberté de la presse », publiée dans
Le Figaro Magazine n° 12507 du 17 novembre 1984
Signée. Encre de Chine et aquarelle sur papier
38,5 × 26 cm (15,16 × 10,24 in.)”
Lucky Luke Stampa 

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