
Se dovessi definire il mio rapporto con la città di Modena con una parola, sarebbe “romantico”. Infatti, la prima volta che mi ci sono recato, un decennio fa, è stato per incontrare una ragazza con cui mi sentivo. Da quella occasione, credo di esserci tornato solamente due volte: nel 2019, in qualità di giurato di un festival di documentari e, qualche tempo più tardi, per beccarmi un infinito acquazzone. Ma, oltre a ciò, si potrebbe anche considerare un legame di tipo “familiare”, visto che i Cavazzuti derivano proprio dalla città delle tigelle (iabbò). Perciò, quando mi si è presentata l’opportunità di visitarla nuovamente per partecipare alla decima edizione di Modena Nerd, l’ho colta al balzo, sperando di ritrovare quell’atmosfera esperita in precedenza.
Oramai, è da diverso tempo che frequento manifestazioni fumettistiche e, quale che più quale che meno (ne ho in mente una in particolare di cui non rivelerò il nome), sono sempre abbastanza piacevoli e riesco solitamente a trovarvi un senso per la mia presenza in quelle aree pullulanti di personaggi mascherati.
Tuttavia, purtroppo, Modena Nerd mi ha lasciato un gusto amaro da questo punto di vista. Certo, non ho nulla da obiettare sulle centinaia di postazioni console/cabinati per videogiocare a titoli d’epoca (io stesso ne ho provati un paio), ma, oltre a una pur variegata Artist Alley e a un onnipresente interprete di sigle televisive, non ho riscontrato ragioni per cui, a mio avviso, valesse la pena trovarsi lì. Senza tirare in ballo la questione che ha fatto molto discutere dell’intelligenza artificiale (argomento che meriterebbe ben più spazio e approfondimento), la maggior parte degli espositori vendeva oggetti che rappresentavano beniamini di manga/anime e fine. Per essere “la fiera del fumetto e della cultura pop”, c’era davvero ben poco di fumetto, oltre ai già menzionati artisti intenti a sketchare per i lettori di ogni età. I banchi che all’effettivo vendevano albi a fumetti si potevano contare sulle dita, e questo mi ha abbastanza deluso…
In virtù di quanto riportato, per quanto mi riguarda, non si tratta di un’esperienza che ripeterei e, per i miei interessi, non andrei a spendere il prezzo del biglietto (16€ online, 18€ alla cassa) per parteciparvi. Ma, chi lo sa, magari sono io che non sono abbastanza nerd… tutto può essere. Ciò detto, auguro comunque agli organizzatori e allo staff successo per i loro sforzi, consapevole che non è impresa semplice allestire un evento del genere accontentando i gusti di tutti.


L'articolo Di ritorno da Modena proviene da afNews.info di Gianfranco Goria.
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