sabato 27 maggio 2017

Frida Kahlo di Vanna Vinci recensita in TV… ma il fumetto è ancora un oggetto strano per gli “esperti di Libri”?

afn:
Frida Kahlo di Vanna Vinci recensita in TV… ma il fumetto è ancora un oggetto strano per gli “esperti di Libri”?

Dove? In coda alla trasmissione di Corrado Augias Quante Storie, presentato dalla scrittrice Michela Murgia (che io conoscevo solo nella parodia della brava Virginia Raffaele), da lei selezionato perché “il libro di oggi utilizza un linguaggio narrativo che non è quello della parola, cioè, lo è, ma è abbinato al disegno, e il disegno risulta dominante“, un lungo e complicato giro di parole per evitare il semplice e immediato termine Fumetto. In effetti Murgia non pronuncia mai questa parola, dice piuttosto “libri fatti con la matita“, come vedrai più avanti.


L’esperta di Libri ammette di non essere “un’intenditrice” (di cosa? Di Fumetto) e di non saper disegnare (cosa peraltro poco significativa, per poter criticare un fumetto – sarebbe come se si considerasse un difetto grave per un critico cinematografico non saper fare il regista o l’attore…) e, con questa premessa non necessaria, potrebbe dare l’impressione che chi si intende di Letteratura (quella solo scritta) abbia difficoltà fisiologiche a comprendere fino in fondo la natura del fumetto, pur restandone affascinato. Guarda tu stesso quella recensione televisiva qui di seguito. Forse un esperto di fumetto l’avrebbe fatta diversamente? Avrebbe mostrato meno, come dire,… imbarazzo? Un po’ come quando, negli anni del secolo scorso in cui si doveva obbligatoriamente essere “impegnati”, si ascoltava Guccini e De André, ma si restava segretamente affascinati (anche) dalla canzoncina tormentone estiva, senza ammetterlo pubblicamente. Buffo, vero? Ma allora ancora non si erano superati i confini tra musica alta e bassa, impegnata e disimpegnata ecc. e si aveva la testa piena di preconcetti castranti.
Come dici? E’ così anche oggi per alcuni? Ma non per Michela Murgia che, come vedi, pur ammettendo i propri limiti specifici (tra i quali non va però annoverata l’incapacità di disegnare bene, perché, come dicevo, non conta in questo caso), pur evitando di pronunciare la parola “fumetto”, ha dato spazio a “Vanna Vinci, una delle grandi illustratrici italiane, nonché autrice, che ha regalato albi meravigliosi per gli appassionati…” (meravigliosi per gli appassionati? O sono meravigliosi o non lo sono, non è che lo sono solo per gli appassionati del genere… mah), col suo Frida Kahlo, operetta amorale a fumetti, realizzato secondo Murgia “con un tratto che ricorda proprio quello di Frida Kahlo“.

Recensione curiosa, la sua, anche perché, in effetti, per quasi tutto il tempo non parla del libro di Vanna Vinci, ma di Frida Kahlo, mi pare. Glissa su quel che potrebbe riguardare il fumetto in sé e racconta, invece, elementi della biografia di Frida. Naturalmente conseguente all’atteggiamento di partenza: so poco o niente di fumetto, per cui non parlerò del fumetto. Che però vuol anche dire: so poco o niente di questo libro, per cui parlo di altro. Vien da chiedersi, allora, perché presentarlo (sia pure facendo vedere sempre e solo la copertina, se non erro, quasi fosse un libro dei soliti, con dentro solo parole scritte e nessuna figura). Perché è un bell’oggetto cartonato?
Ma no, una spiegazione l’ha offerta: “Non si parla molto spesso in televisione di libri fatti con la matita. Io credo invece che siano strumenti molto validi per entrare dentro narrazioni complesse che spaventano molti proprio per una questione di poca dimestichezza con il Linguaggio.”

Lodevole intento. Però… Uh?… Sicuramente non avrà voluto significare quel che invece sembra venir fuori dalle sue parole: “Io penso, perché sono di mente aperta e quindi considero anche l’esistenza del fumetto pur non frequentandolo, che sia tuttavia uno strumento utile quando si deve spiegare qualcosa di complicato a persone non abbastanza acculturate, che non sanno leggere come si deve l’unico vero Linguaggio, quello della parola scritta. Vedono le figurine e magari capiscono qualcosa, povere genti ignoranti.”

Se uno pensasse davvero così, come si potrebbe fare a spiegargli che, invece, il fumetto è un linguaggio estremamente complesso, giacché utilizza codici di vario genere e non solo quelli delle “parole” e che se non lo si apprende da bambini, poi diventa quasi incomprensibile, anche se si è divoratori di Libri (quelli solo scritti)? E che, quindi, non c’è da vergognarsi se non lo si capisce fino in fondo e ci si perde il belo di uno dei tanti linguaggi che noi umani usiamo per raccontare, esprimere ecc. E non c’è nemmeno da sminuirlo solo perché lo si capisce poco.

Ma sicuramente non è il caso di Murgia, che, invece, con tutti i propri limiti dichiarati, ha avuto il coraggio di portare il fumetto nella propria rubrica letteraria, pur sapendo che alcuni dei suoi colleghi avranno storto il naso.

Però non fidarti troppo delle mie impressioni. Guarda tu stesso la video recensione di Michela Murgia,  magari ne ricavi impressioni diverse: 

E per contestualizzare la rubrica di Murgia, puoi vedere la trasmissione intera: