martedì 14 febbraio 2017

Quante primizie al Cartoon Movie!

Quante primizie al Cartoon Movie!

Come ogni anno il Cartoon Movie (Bordeaux, 8-10 marzo), vetrina internazionale privilegiata per l’incontro tra produttori e professionisti del mondo dell’animazione, stuzzica l’appetito degli appassionati presentando una strenna di nuovi progetti, annunciati e non, che smentiscono regolarmente la “vulgata popolare” per cui questo linguaggio si rivolgerebbe esclusivamente ad un pubblico infantile.

Ecco quelli che ci hanno colpito di più:

Un poco di Italia, anzitutto, con l’ennesimo bel progetto di Alessandro Rak e Mad Entertainment, in co-produzione con i francesi di Ellipsanime:A Skeleton Story”, detective-story con echi di “Monster & Co.” e dall’inconfondibile “Mad Style”, è tratto da una graphic novel dello stesso Rak e la lavorazione sta procedendo in parallelo con l’altro attesissimo lungometraggio “Gatta Cenerentola“.

“Amundsen e Nobile“, co-produzione franco-norvegese: una vicenda epica quanto grottesca sulla misteriosa morte dell’esploratore Roald Amundsen, la “disfatta” del nostro Umberto Nobile… e su Titina, il primo fox-terrier a trasvolare il Polo Nord. Intrigante, vero? E potenzialmente polemico, pure.

Personalmente, tra i più attesi, non può non esserci l’ultima fatica dell’irlandese Tomm Moore (Secret of Kells, La canzone del mare), ovvero “Wolfwalkers”: favola dark che attinge alle cupe cronache dello sterminio di lupi in Irlanda voluto da Oliver Cromwell per rendere meno “inospitale” l’isola neo-conquistata, riprende il consueto “stile Cartoon Saloon” fumettistico e raffinato promettendo stavolta un intreccio assai più cupo e “adulto” nell’incontro/scontro tra la tribù “che cammina in compagnia dei lupi” e i cacciatori mandati dal “mondo civile”.

Restando sul tema della fusione, spesso conflittuale, tra mondi diversi, non vediamo l’ora di poter ammirare la “Principessa Drago” del duo Anthony RouxJean-Jacques Denism, sia per la suggestione delle prime immagini che per il personaggio principale, ennesima eroina contemporanea di un modo femminile che non si limita più a fare da ombra alle controparti maschili.

Tragico, divertente e ricco di spunti di riflessione si prospetta anche “Icarus” di Carlo Vogele, rivisitazione non banale dell’ormai proverbiale leggenda del Labirinto di Creta e del Minotauro, dell’inventore Dedalo e di suo figlio Icaro, con gli dèi dell’Olimpo descritti come redattori di una rivista scandalistica per divinità le cui notizie nascono dalle disgrazie che affliggono gli umani… solo fantasie, giusto?

Storie (quasi) vere di donne forti, capaci di sopravvivere e trionfare sulle avversità e sui limiti imposti da un mondo declinato “al maschile” se ne trovano parecchie in questa tornata del CM. A cominciare dalla “strong lady” per eccellenza: Martha Jane Cannary, meglio nota alla Storia come “Calamity Jane”, della quale il regista Remy Chayé, dopo il successo del (bellissimo) “Tout en haut du monde”, proverà a raccontare la giovinezza e la genesi del mito.

Meno avventurosa, e meno romanzata, ma forse anche più attuale e “necessaria”, è la storia della “Bella Risvegliata” in fuga con i figli dal marito manipolatore e violento e in lotta con una società che troppo spesso tratta le vittime come colpevoli e si schiera a favore dei violenti. Un film spagnolo, diretto da Manuel H. Martin e prodotto da La Claqueta, che speriamo di vedere presto in sala, anche, e soprattutto, in Italia.

Storie di donne, di amore tragico e distonico, anche nel nuovo lavoro della bravissima animatrice indiana Gitanjali Rao (Printed Rainbow, True Love Story), in cui vicende diverse si intrecciano e si dipanano tramite una rosa che rappresenta il battito pulsante di un unico grande sentimento, di un unico grande cuore: la città di Bombay.

La serenità coniugale, il racconto di una vita di coppia forse monotona ma comunque felice, è alla base dell’atteso “Ethel & Ernest” di Roger Mainwood (Regno Unito/Lussemburgo). Tratto dall’opera omonima del grande scrittore e illustratore Raymond Briggs, è il ritratto dei genitori di quest’ultimo, coppia piccolo-borghese che si trova ad attraversare un’epoca di cambiamenti che non sempre sono capaci, o disposti, a comprendere; inevitabilmente destinati a entrare in conflitto con la nuova generazione, tra cui il proprio figlio, rimarranno nel tempo un modello di resilienza e di unione, di pazienza e di affetto inossidabile e silenzioso, semplici eroi della resistenza quotidiana. Preparate i fazzoletti.

Genitorialità conflittuale, in circostanze sociali più difficili e tragiche, nella nuova fatica del fumettista belga (di origini coreane) Jung Henin (sua la graphic novel autobiografica “Couleur de Peau: Miel“, da cui il docu-fiction con inserti animati Approved for Adoption): proseguendo nella sua ricerca delle proprie radici, Jung si confronta con la discriminazione delle “madri nubili” in Corea, seguendo le disavventure della giovane Joy, la quale proprio dalla visione di “Approved for Adoption” trarrà la forza di rivalutare radicalmente la propria condizione.

Il 2016 è stata una grande annata per Jean-François Laguionie, che con il suo (splendido) lungometraggio “Le stagioni di Louise” ha ottenuto riconoscimenti in serie e il plauso unanime di pubblico e critica (pensate: è uscito anche da noi!); infaticabile artista, sembra avere trovato in Bretagna, ove ormai risiede stabilmente, il contesto ideale in cui esprimere la propria sensibilità immaginifica e poetica, e dunque non vediamo l’ora di ammirare questo nuovo lavoro, intitolato “Le voyage du Prince”,  che – a una prima occhiata – parrebbe ricollegarsi all’universo narrativo già calcato nel “Le chateau des Singes“… speriamo che l’attesa sia breve!

Altro adattamento da opera preesistente è “Kensuke’s Kingdom” di Neil Boyle (storico animatore di innumerevoli successi tra cui “Chi ha incastrato Roger Rabbit”) e Kirk Hendry, che riprendono la vicenda narrata dallo scrittore Michael Morpurgo narrante l’incontro tra un ragazzino vittima di un naufragio e un anziano ex soldato giapponese rifugiatosi su un’isola popolata esclusivamente da scimmie ove ha formato il suo utopico “regno” lontano dalla violenza degli uomini. Una cosa è sicura: a deludere, non sarà l’animazione!

Canaan” di Jan Bultheel di primo acchito potrebbe essere definito una versione “al femminile” del celebre film westen “Un uomo chiamato cavallo”: in questo caso sarà una giovane novizia a ritrovarsi a sperimentare angherie e fascino della civiltà nativa americana ritrovandosi infine a scegliere tra questa, divenuta amata e adottiva, e quella di origine. Qualche riserva sull’impiego del 3D per una vicenda che avremmo volentieri visto con altra tecnica, ma il verdetto, come sempre, lo darà soltanto “il campo”.

Ancora Spagna, e questa volta il riferimento è tra i più illustri: la lavorazione del documentario di Luis BunuelTerra senza pane” (Las Hurdes, 1933) che rimase anche l’unico nella filmografia del sommo cineasta iberico e fu soggetto a una pesante censura governativa a causa del ritratto spietato delle condizioni della popolazione rurale dell’epoca. Tra realismo, memorie d’infanzie, riferimenti a Salvador Dalí e visioni oniriche, un viaggio nella psiche e nell’arte di uno dei più grandi e controversi artisti del cinema mondiale, colto in uno snodo cruciale della sua carriera e della sua intera esistenza. Tanto per confermare come l’animazione possa parlare di tutto, e bene.

Restiamo nella “terra del sole e dei fior” per parlare di un altro trionfatore dell’anno trascorso: Alberto Vazquez, animatore e fumettista che col suo “Psiconautas” aveva infranto non poco le certezze di chi si ostina a identificare uno stile grafico “carino” con delle tematiche altrettanto “zuccherose”. I suoi personaggi zoomorfi, disperati e devastati dalla vita, ritornano anche in questo emblematico “Unicorn Wars” come in un incubo sanguinoso e cupo in cui i tradizionali beniamini del mondo infantile, orsacchiotti di pezza e unicorni, si fronteggiano in una guerra senza fine e dall’esito come sempre segnato. In peggio. Di certo non lo vedremo facilmente dalle nostre parti…

Forse qualche possibilità in più di distribuzione in Italia lo avrà “Tangles” di Leah Nelson: basato sulla pluripremiata graphic novel della canadese Sarah Leavitt, il film narra la difficile “presa di coscienza” di una giovane donna,  omosessuale e attivista, costretta a tornare a casa per assistere l’energica madre resa sempre più “assente” dall’aggravarsi dell’Alzheimer. Purtroppo, una situazione che interessa sempre più famiglie, e dunque di estrema attualità: speriamo che la pensino così anche i distributori.

Di “Zombillenium” (Arthur de Pins e Alexis Ducord) se ne è parlato anche all’ultimo Festival di Annecy: uno dei “work-in-progress” più affollati e acclamati. L’intero campionario dei mostri iconici dell’immaginario pop moderno, debitamente “aggiornati” secondo lo stile “teen” in voga, si ritrovano a lavorare in un luna park assai bizzarro… un po’ “Hotel Transylvania”, un po’ “Teen Wolf”, sembra già pronto per creare un corposo seguito di aficionados. E magari anche una serie tv, che potrebbe risultare il contesto più adatto a sfruttarne le indubbie potenzialità.

Chiudiamo questa piccola rassegna con il nostro personale “coup de coeur” (per aver letto la versione cartacea, e dopo alcuni “assaggi” delle animazioni): “La Grande Volpe Cattiva” di Benjamin Renner, uno dei fumetti più esilaranti dell’ultima stagione,  diventa un cartoon insieme ad altre due opere dello stesso autore, ambientate nel medesimo contesto, una sorta di “fattoria McKenzie” francese in cui convivono cani laconici, maiali saccenti, conigli sprovveduti, galline bellicose e, dulcis in fundo, volpi dallo spiccato istinto materno. Prodotto dalla Folivari del “leggendario” Didier Brunner, forse non avrà la medesima verve, anche dialettica, della graphic novel, ma di certo garantirà un genuino e spassoso divertimento.

L’elenco completo dei progetti presenti al CM qui.

Vive l’Animation!!!



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