domenica 1 gennaio 2017

Bozzetto non troppo. Cronaca della proiezione al Sottodiciotto film festival 2016.

Bozzetto non troppo. Cronaca della proiezione al Sottodiciotto film festival 2016.

Tra le proiezioni organizzate durante il Sottodiciotto film festival ce n’è stata una davvero speciale, quella del documentario “Bozzetto non troppo” con Bruno Bozzetto e il regista Marco Bonfanti. presenti in sala.

La proiezione si è tenuta al Cinema, centrale, un locale particolare con un unico schermo e una sala molto lunga.

Prima della proiezione Bruno Bozzetto e Marco Bonfanti hanno tenuto una piccola conferenza per raccontare come si sia arrivato a questo documentario. Ma prima la moderatrice Caterina Taricano ha presentato gli ospiti, se su Bruno possiamo risparmiare la presentazione (anche se è stata ottima e fatta da Alfio Bastiancich) forse è meglio parlare di Marco Bonfanti. Un giovane regista di documentari che nel 2012 ha conquistato l’attenzione di pubblico e critica di tutto il mondo dopo aver esordito con il documentario poetico, fiabesco ma reale “L’ultimo pastore”. Documentario che una volta visto non si riesce a dimenticare (potete vedere un’intervista sul film qui).

Come Marco stesso racconta è stato anche grazie a questo film che è riuscito a convincere Bruno Bozzetto a fargli fare un documentario su di lui.

Tutto ha avuto inizio dall’amore che Bonfanti ha verso il cinema d’animazione. Una passione forte e orientata soprattutto verso i cortometraggi d’autore. Tra i suoi autori preferiti c’era inevitabilmente Bruno Bozzetto, un autore considerato giustamente un maestro, ma che aveva sempre rifiutato il titolo e che si facessero documentari su di lui ritenendosi non così interessante da filmare.

Per Bonfanti però non era giusto che non esistesse un documentario su Bruno Bozzetto, non potendo accettare questa mancanza un giorno iniziò a cercare di contattarlo proponendogli il suo progetto, il rispetto per il grande autore e la fama della sua riservatezza non gli davano molte speranze, ma Bruno Bozzetto aveva visto “L’ultimo pastore” e gli era piaciuto tanto. Così appena saputo che chi gli chiedeva di fare un documentario su di lui era lo stesso regista ha risposto che potevano farlo, se lo faceva mantenendo lo stile de “L’ultimo Pastore”.

Così Bonfatti, intimidito ma deciso nella sua idea, iniziò a entrare nella vita di Bruno Bozzetto con la Cinepresa.

Scoprì la sua casa a Bergamo, la famiglia Bozzetto conosciuta e vista sia nei racconti che nei sicuramente molti filmini 8 MM o Super 8 visti dal primo all’ultimo. Ha parlato con la moglie, i due figli, le due figlie, gli amici. Ha ripreso i due cani, la pecora Beleen (che si crede un cane) e ha seguito Bruno Bozzetto nei suoi giri.

A Milano, dove aprì il suo studio in un tempo in cui la città aveva ancora molti canali. Un mondo che cambia e diventa sempre più frenetico e lo porta a cercare di riordinare i pensieri nelle sue celebri camminate in montagna e in luoghi e paesi più calmi e con più natura.

Una delle cose che Bozzetto ammira molto in Bonfatti è l’abilità registica, racconta di quante volte lui abbia provato a filmare la sua pecora senza che questa collaborasse minimamente e di come Bonfanti sia riuscito facilmente a farle fare tutto ciò che si sperava facesse con una facilità che lo stupiva.

Per Bozzetto la grande differenze tra cinema d’animazione e dal vero sta nel fatto che nel primo puoi fare le cose con calma e gestendo i tempi nel modo in cui ti fa più comodo. Nel secondo tutto dev’essere fatto in tempi strettissimi, se una scena dev’essere girata in un certo posto a una certa ora devi riuscire a farla bene e in tempo affrontando e risolvendo subito tutti i possibili problemi che possono presentarsi. Questa differenze è stata il motivo per cui ha fatto solo un lungometraggio dal vivo e pochi corti.

Finita la proiezione chi scrive è andato dritto dal regista per chiedergli come sia stato lavorare con Bruno Bozzetto, Racconta tutto come un’esperienza fantastica. All’inizio era intimorito dall’idea di lavorare con uno dei suoi registi preferiti, ma col tempo ha superato questo complesso e sono diventati amici.

La domanda inevitabile è cosa ne pensi degli altri documentari sui grandi dell’animazione, come “Il regno dei sogni e dalla follia” e “Magica russica” sul primo ha molti rammarichi. Sperava in un documentario che raccontasse l’uomo Miyazaki, ma più che altro hanno raccontato dello studio Ghibli e di come stia chiudendo. Miyazaki non si è realmente raccontato, probabilmente non voleva nemmeno farlo. Sull’alto ammira moltissimo i maestri dell’animazione russa (in particolare il grande Jurij Norštein) e quando chi scrive gli dice che Eugenia Gaglianone (lì presente per vedere il film) conosce e è amica di Norštein è felice come un bambino di poterle parlare.

Chi scrive non si stupisce del giudizio sul documentario sul Ghibli. Nel suo documentario Bonfanti ha voluto cercare l’uomo Bozzetto parlando di lui e mostrandone la vita e le opere che ha fatto e continua a fare. Quasi il contrario di quello che ha fatto Mami Sunada, che partendo dalle opere è arrivata all’autore senza poterlo approfondire perché immerso nel suo lavoro.

Bozzetto non troppo invita a fare una passeggiata insieme al protagonista, quel Bruno Bozzetto che Bonfanti mi dice considerare uno dei grandi dell’animazione, ma sotto voce perché sa che se glielo sentisse dire da uomo modesto qual’è ne sarebbe imbarazzato.

Spero che tutti possano vedere questo film.



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