martedì 11 luglio 2017

Pittura, musica e poesia: la ricetta per fare animazione di Nico Bonomolo

afn:
Pittura, musica e poesia: la ricetta per fare animazione di Nico Bonomolo

Abbiamo il piacere di ospitare oggi un’interessante chiacchierata con Nico Bonomolo, eclettico e talentuoso artista classe ’74 originario di Palermo. Messa nel cassetto una laurea in legge, Bonomolo si è consacrato alle arti grafiche formandosi da autodidatta e conseguendo con eccellenti risultati, fino ad approdare al cinema di animazione.

Le sue opere pittoriche sono parte integrante della collezione del Museo di Bagheria intitolato a Renato Guttuso e degli Archivi del Polo Museale regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo.

Come cineasta vanta numerose collaborazioni in film e produzioni pubblicitarie, ma soprattutto con i suoi quattro cortometraggi in animazione, Lorenzo Vacirca (2008), Fur Hat (2012), Detours (2015) e Confino (2016) è stato selezionato da numerosi festival mondiali aggiudicandosi importanti riconoscimenti, tra cui un Nastro d’Argento.

L’ultimo lavoro, “Confino”, che parteciperà all’imminente festival di “animazione poetica” ideato dal collega Simone Massi, ha vinto anche un “Bruce Corwin Award for the Best Animated Short Film” all’ultimo Santa Barbara Film Festival, entrando così nei “gironi di qualificazione” per gli Oscar 2018.

GZ: Comincerei con una breve descrizione della tua formazione tecnica ed artistica, fino alla scelta di dedicarti all’animazione.

Dopo la laurea in giurisprudenza a Palermo, mi sono dedicato, da autodidatta, alla pittura e, quasi contestualmente, alla grafica creativa e all’illustrazione. Il cinema di animazione è arrivato un po’ di tempo dopo, nel 2008, quando – ancora da autodidatta – ho iniziato, studiando anche il making-of di un film di Sylvain Chomet, a disegnare le prime animazioni, che sarebbero diventate il mio primo corto, “Lorenzo Vacirca” (Vincitore del premio Miglior Cortometraggio -premio N.I.C.E al 55.mo Taormina Film Fest nel 2009).

La scelta dell’animazione è stata un’evoluzione naturale di quel che già facevo, il disegno e la pittura appunto, ma per assecondare una delle mie più grandi passioni: il cinema.

GZ: prova a spiegarci la tua concezione dell’animazione, sia come arte che come linguaggio.

Ho scoperto l’animazione tardi, facendola. Anch’io, come molti, pensavo che l’animazione fosse il classico cartone animato per bambini, spesso di pessima qualità e, invece, scoprendo quella autoriale, mi si è aperto un mondo. Per me l’animazione è uno degli strumenti massimi per dar sfogo alla creatività: è il cinema, ma è anche arte figurativa in movimento, è musicalità visiva. Puoi raccontare una storia, usando i disegni anziché degli attori in carne e ossa, o semplicemente muovere segni grafici e pittorici.

Rispetto al cinema, poi, ha a mio avviso un ulteriore vantaggio: non usando attori veri, ma personaggi avulsi dalla realtà, lo spettatore deve compiere un’impercettibile ricostruzione degli accadimenti narrati, ricostruirli nella propria mente come fossero reali. Alla larga, un po’ quel che avviene quando leggiamo un libro.

GZ: quale tipo di tecnica prediligi? La tua metodologia lavorativa?

Preferisco la tecnica tradizionale: passo-due o passo-uno (un disegno per uno o due fotogrammi): rispetto alla Cgi, al 3D che è frutto di un’elaborazione digitale, la tecnica tradizionale mantiene quell’elemento artigianale, poetico, che seppure più vecchio del cinema stesso, desta ancora oggi meraviglia nello spettatore (e in chi la realizza). Naturalmente la tecnologia consente di alleggerire il carico di lavoro: anziché disegnare direttamente su carta, lo faccio spesso su una tavoletta grafica ad alta risoluzione e con un software di disegno: il risultato visivo è pressoché identico a quello ottenuto con i medium reali, ma il flusso di lavoro si accelera notevolmente: per realizzare Confino ho impiegato, da solo, appena nove mesi…

GZ: Parliamo proprio di “Confino”, la tua ultima fatica: un omaggio al pre-cinema, antenato dell’animazione? L’arte come modalità espressiva invisa al potere – e malgrado ciò il potere se ne è spesso servita (come in Unione Sovietica, in cui la produzione animata era controllata dallo Stato); la memoria e la solitudine struggente di chi vive in un limbo sospeso (e qualcuno nel recente passato definì il confino ‘una  specie di vacanza spesata’!, n.d.G.): avevi in mente qualcuno di questi temi girandolo, o il film ha tutt’altre basi? Puoi parlarcene?

Confino è un po’ tutto questo, ma oggi – a quasi un anno dalla lavorazione – penso che il tema che mi ha più inspirato sia quello che hai enumerato alla fine: la solitudine struggente di chi vive in un limbo o, meglio, in solitudine: si può vivere distaccati dalla vita di tutti i giorni? Come cambia la nostra vita quando ci isoliamo? E l’isolamento quali forze sconosciute ci tira fuori? Credo che in una società interconnessa come quella di oggi, l’isolamento, il distaccarsi dalla vita di tutti i giorni, dalle nostre certezze, può farci conoscere veramente.

GZ: Quanto è importante la collaborazione col compositore della colonna sonora?

Fondamentale. Nei miei piccoli film, non ci sono dialoghi e la musica penetra a pieno titolo nella narrazione. Con Gioacchino Balistreri, poi, si è sviluppata negli anni una simbiosi incredibile: siamo molto amici, abbiamo un’ironia simile e mettiamo lo stesso entusiasmo nei lavori che facciamo. Tutto questo si traduce in un perfetto connubio creativo.

GZ: Proprio con “Confino” partecipi ad Animavì, il festival dedicato al legame tra cinema di animazione e poesia diretto da Simone Massi: qual è la tua concezione di ‘animazione poetica’?

Questa è la domanda più difficile: è un concetto, quello di animazione poetica, che credo di avere chiaro in testa, ma che trovo molto difficile da esprimere. Ci provo: a prescindere dal genere, dalla tecnica utilizzata, dalla presenza o meno di un elemento narrativo, forse siamo in presenza di poesia quando ciò che vediamo e ascoltiamo (tranne sia un filmato muto, naturalmente) arriva direttamente al cuore, quando siamo in presenza di un’armonia che tocca delle corde che altri lavori non riescono a scuotere. Simone Massi ha avuto un’intuizione geniale nel creare un festival che si basa proprio su questa caratteristica.

(Tutte le informazioni sul festival – che  comincia domani! – dal 12 al 16 luglio – sul sito www.animavi.org)

7)Progetti futuri…

Senza tralasciare la pittura, che soffre di lunghi periodi di abbandono, sto lavorando all’ideazione di un lungometraggio. Naturalmente, il più possibile poetico.



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