venerdì 14 ottobre 2016

Ma come si può prescindere dalla View?

Ma come si può prescindere dalla View?

“Bastano gli incassi di tre – ripeto: tre! – dei film che verranno presentati e analizzati a View Conference per superare ampiamente l’intero fatturato annuo dell’editoria italiana.”

Riprendo questa parte dell’incisivo post di Gabriele Ferraris sul suo blog (unendomi pure all’auspicio contenuto nel titolo), che in realtà riporta la lucida e al contempo spietata analisi della direttrice di View Conference, dott.ssa Maria Elena Gutierrez, durante la conferenza stampa di presentazione della 17.ma edizione (al via da lunedì 24 negli spazi di TorinoIncontra, via Nino Costa 8) tenutasi presso il Museo Rai di Via Verdi, a Torino.

Ecco, sempre parafrasando sempre Ferraris, mentre Gianduiotti e Lùmbard si impegnano compiaciuti in una sterile “guerra per le briciole di carta”, da più di un decennio nel capoluogo sabaudo viene allestita una manifestazione che fa convergere nella città (e nel suo territorio) il gotha di quelle tecnologie che non sono appannaggio di un mondo artistoide e bislacco, ma costituiscono ormai parte fondante delle nostre vite e, parlando letteralmente “in soldoni” il motore di un mercato economico globale nel quale i nostri illuminati amministratori, pur riempiendosene sovente le bocche, paiono proprio non voler entrare.

Parliamoci chiaro: la View ha sciorinato le proprie cifre, sempre in crescendo malgrado budget ridicoli e vergognosi, la cui offensiva miseria si rifletteva chiaramente nella fiera stanchezza della sua direttrice e ideatrice, da tempo costretta a gestire di persona (con l’ausilio soltanto di alcuni fedeli collaboratori e un gruppo di giovani volontari) pressoché ogni fase dell’organizzazione e spendendosi in ogni modo per offrire ogni anno un programma più ricco della volta precedente, e con alcune assolute primizie che gli ospiti decidono di regalare a lei, ovvero a NOI, trascurando perfino eventi esteri che sulla carta (e ai nostri occhi) potrebbero apparire “più importanti”.

Non è così. La View è notissima oltreconfine, ha legami e “fa rete” con festival (Annecy) e manifestazioni analoghe (Siggraph) che interagiscono con lei su un piano paritario malgrado l’evidente disparità di mezzi a disposizione; artisti e tecnici di fama mondiale convincono i propri studios a farsi mandare a Torino viaggiando in seconda classe e quasi senza compenso pur di esserci; e quest’anno molti di loro sono rimasti (pare incredibile, ma è così) “a casa” per mancanza di tempo e spazio per poterli accogliere in modo adeguato.

Chi è venuto, e chi sta per arrivare, ha già fatto contenti parecchi albergatori e ristoratori locali. Ci saranno produttori, reclutatori degli studios, formatori professionali di livello assoluto; in una parola: opportunità.  Ci saranno investitori di peso mondiale interessati ai sei progetti selezionati da View (molta Spagna, come rileva la stessa Gutierrez, a riprova che anche in tempi di crisi qualcuno non reputa perdita di tempo” investire in certi settori).

Molto lo spazio dato al mondo dei games e alle nuove frontiere da essi rappresentate (e, per la cronaca, è stato grazie al contributo di questo settore che la View ha potuto far fronte alle spese non coperte dal risicato budget).

In sintesi, opportunità concrete per giovani e meno giovani con talento e coraggio, come avviene spesso al MIFA di Annecy e in altre location europee, ma praticamente mai dalle nostre parti.

Ci sarà pure la politica?

Questa volta, almeno stando alle dichiarazioni generali, forse sì. Si è parlato dell’intenzione di creare un “polo integrato piemontese per l’animazione e l’innovazione”, si sono auspicate sinergie tra le numerose realtà di settore sul territorio, si è pure ipotizzato uno spazio di View all’interno del nuovo Salone (?) del Libro; eppure, sull’inserto di ieri di un importante quotidiano dedicato al Piemonte e alle sue eccellenze non vi era il minimo accenno alla View. C’era una foto gigante di Belèn Rodriguez ad Alba, sul set di un immagino fondamentale film italiano, si esaltava la qualità delle location sabaude, ma di View non si faceva uno straccio di riferimento.

Parlo da cittadino e da appassionato: se malgrado le parole e le intenzioni, queste restano le priorità da esibire al mondo… bé, allora qualcuno non merita un’opportunità come View.

Grandi risultati con pochi mezzi; ricaduta positiva sul turismo e sulle attività locali; ribalta mediatica internazionale per Torino; opportunità di stabilire legami fruttuosi con entità inserite su mercati miliardari… ma che altro deve fare View per diventare una priorità agli occhi dei politici e degli imprenditori nostrani?

Cosa c’è da discutere? Di cosa si dovrebbe “discutere” per sottrarla al calderone degli eventi puramente “ludici” e “popolari” e riconoscerle quella preminenza strategica e programmatica che le spetterebbe in base ai risultati e al peso specifico, ovvero a dati oggettivi sui quali (si presume) un amministratore dovrebbe basarsi sopra ogni altra considerazione?

Se davvero, come si proclama, l’innovazione è al centro dei programmi pubblici, io chiedo: come si può prescindere da View?

Il quesito è lanciato: si attendono risposte.

Noi intanto ci uniamo a Simone Giampaolo nel ribadire che #WeKnnowTheView e, soprattutto:



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